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Animali selvatici come pets nelle case degli inglesi ma questo stato di cose non è così lontano dalla realtà neanche nel nostro paese, anche se poco se ne parla e i dati sono carenti.

Difficile pensare per un comune cittadino che nell’abitazione del suo vicino di pianerottolo ci possa essere uno zoo in miniatura o che in quella villetta isolata della periferia ci possa essere un branchetto di scimmie, ma invece è così.

Secondo un articolo del Telegraph nelle case degli inglesi, popolo preso sempre come esempio per il loro rispetto verso gli animali, ci sono migliaia di animali esotici tenuti come animali da compagnia. Questo è quanto risulta dalle autorizzazioni rilasciate dalle circoscrizioni che raccontano di tredici tigri, due leoni, otto leopardi, sette ghepardi e nove puma, per quanto riguarda le detenzioni legali e a riguardo dei soli grandi felini.

Poi ci sono migliaia di rettili velenosi e fra questi più di 300 esemplari di cobra, serpenti a sonagli e vipere oltre a un lungo elenco di animali pericolosi di ogni specie. Questo anche nella ordinata Gran Bretagna è quello che raccontano i dati ufficiali perché il mondo del sommerso rappresenta un buco nero nel quale è difficile avventurarsi, ottenendo dati credibili.

Peraltro al di là della Manica basta fare una richiesta, garantire le misure di sicurezza, un certo benessere ai selvatici “detenuti”, versare qualche sterlina e il gioco è fatto. Non ci sono limitazioni diverse da quelle di un’acquisizione legale dell’animale l’essere titolari di un’autorizzazione.

Da noi le cose sono ben diverse, perché dal 1996 un decreto ministeriale emesso in attuazione della legge 150/92, la norma che ha recepito la CITES, con due decenni di ritardo, ha stabilito un divieto di detenzione per i privati di molte specie animali, non tanto per tutelare il loro benessere ma per tutelare l’incolumità e la salute pubblica. Per questo non sono più commerciabili tutti i grandi carnivori (orsi, leoni, tigri, lupi e similia per intenderci) oltre a procioni, coccodrilli, scimmie e molte specie di rettili.

Quindi qualcuno potrebbe pensare qualcuno che tutto sia sotto controllo ma non è proprio così, per due differenti motivi: il primo riguarda chi aveva animali di queste specie prima dell’entrata in vigore del decreto, mentre il secondo riguarda quanti hanno acquistato questi animali in modo illecito.

A intervalli più meno lunghi spuntano animali inclusi nell’elenco di quelli pericolosi rinvenuti in luoghi impensabili perché abbandonati: due tartarughe azzannatrici (Chelydra serpentina spp) sono state recentemente recuperate nel milanese e una si trovava all’interno della Villa Reale di Milano, in via Palestro, un luogo deputato al gioco dei bimbi. Come siano arrivate nei luoghi di rinvenimento non è dato di saperlo, però la certezza è che i due grossi esemplari erano li. Per non parlare della coppia di serpenti a sonagli trovati alla periferia di Roma e le decine di casi di cronaca che basta cercare in rete.

Chi aveva animali pericolosi nel 1996 doveva regolarizzarli facendo denuncia alla Prefettura che avrebbe dovuto disporre un controllo con i servizi veterinari delle ASL, verificando condizioni di detenzione, benessere e sicurezza. Ma questo precetto è rimasto lettera morta in quasi tutta Italia e quei dati, quelli delle denunce, non sono mai stati resi disponibili.

Così non è dato di sapere “chi possiede che cosa” in questo gioco di ruolo dove gli animali sono involontari protagonisti come sempre accade. In assenza di autorizzazioni e prescrizioni c’è chi lo zoo privato lo ha pure ingrandito, sempre in bilico fra legale e illegale in questa sorta di limbo burocratico. Come ha fatto? Semplicemente facendo riprodurre gli animali, attività lecita in quanto non contemplata in alcun divieto: nessun obbligo di sterilizzazione, nessun divieto di riproduzione.

Lo Stato come spesso accade ha preferito abdicare a una regola che si era dato, controlli e autorizzazioni, per non doversi far carico né dei controlli né degli eventuali sequestri. Meglio la zona grigia, con buona pace dell’incolumità e della salute pubblica.

Con un rischio concreto che questi animali siano detenuti in condizioni di sofferenza o che possano essere fonte di pericolo, come le tigri che nel 2013 fa sbranarono a Pinerolo il loro padrone: erano lì da anni, tutti lo sapevano e nessuno se ne fece carico (vedi articolo su Repubblica)

E nessuno ne parla più.