Questo piccolo marsupiale australe, noto come scoiattolo volante, non è un animale domestico e non dovrebbe stare nelle nostre case.

Questo piccolo marsupiale australe il “petauro dello zucchero”, noto anche come scoiattolo volante, non è un animale domestico e non dovrebbe stare nelle nostre case.

La televisione ha una grande responsabilità nel far progredire la cultura di rispetto e di aiuto verso gli animali, possibilmente con messaggi che siano chiari, non controversi e armonici, dove per armonia di un programma televisivo si intende la capacità di mantenere un filo narrativo omogeneo, che porti verso un risultato, un obbiettivo e magari, facendo cultura, verso una crescita. Questo in Italia non avviene, mi spiace dirlo perchè credo che mi renderò antipatico: la tutela dei diritti degli animali in TV avviene o tramite una spettacolarizzazione finta o tramite la diffusione di concetti da televendita.

La RAI cerca di cogliere l’attimo e la crescente audience sugli animali con un programma che non ha ancora deciso, o forse si, da che parte della barricata vuole stare: “Cronache animali” intervalla qualche inchiesta, sulla cui veridicità di alcuni servizi dei dubbi sorgono, a servizi sulla bellezza di tenere animali selvatici in cattività come il petauro della zucchero, la puzzola americana, la testuggine terrestre o il criceto. Questi animali sono selvatici, non domestici e non animali da compagnia: per questo il loro acquisto dovrebbe essere scoraggiato, non incentivato! Per cercare di dare una visione scientifica del programma molti ospiti o inviati sono veterinari e, su questo, posso solo auspicare che gli ordini professionali intervengano, perchè la divulgazione è un’attività legittima, la mistificazione delle situazioni oggetto di intervento dovrebbe essere perseguita, specie quando i servizi sembrano costruiti. Allora guardiamo un filmatino postato su Youtube di un petauro dello zucchero, nato da poco e trattandosi di un marsupiale, formato quando esce dal marsupio: cerchiamo di capire se quanto vediamo nel film è compatibile, solo visivamente, con il benessere e il rispetto degli animali:

Per par condicio inseriamo una trasmissione della TV generalista come “Striscia la notizia”, dove Edoardo Stoppa, che conosco e saluto, è diventato il paladino dei diritti degli animali, mostrando situazioni purtroppo normali con l’enfasi di un evento eccezionale e sempre con il lieto fine. In ogni puntata c’è un servizio che racconta un “prima”, fatto di animali maltrattati, e di un “dopo” fatto di animali salvati. Però, purtroppo, c’è un però: queste situazioni esistono proprio perchè i salvatori spesso non hanno fatto il loro dovere e “Striscia la notizia” diventa il pungolo, lo strumento che li costringe a intervenire. In questo modo possiamo vedere lunghe liste di solerti funzionari pubblici che fanno “dopo” quello che avrebbero dovuto fare, a termini di legge, “prima”.  Questo è il però:  se guardate i servizi di Striscia non sentirete mai una voce alzarsi contro le connivenze che hanno concorso e assecondato le situazioni lamentate e le inefficienze del servizio pubblico. Le responsabilità sono dei singoli, anche magari veterinari, ma mai delle autorità, perchè certo non accetterebbero di collaborare con la trasmissione per essere messi alla berlina.

In questo la colpa è, anche, di molte associazioni, che fanno la fila per ottenere un attimo mediatico, per avere un servizio su “Striscia la notizia” o su “Cronache animali”, mentre poche sono disposte ad andare controcorrente, come i salmoni e ancor meno sono disponibili a scriverlo. Triste è lo Stato che per avere giustizia deve invocare il “Gabibbo” e ancora più triste è il fatto che molti vedano il “re nudo”, ma pochi abbiano il coraggio di dirlo.

La tutela degli animali dovrebbe essere un obbligo e non uno spettacolo o, peggio, una spettacolarizzazione: occorre fare cultura non indice di gradimento, applicare le leggi sempre e non solo a favore di telecamera, tutelare gli animali indipendentemente dall’audience. Se no gli animali continueranno ad essere una fonte di audience ed i loro diritti resteranno come sono: calpestati.

Se io avessi ragione qualcuno degli eroi e dei divulgatori avrebbe però, inevitabilmente, torto.