Animali in vetrina emozioni che provocano abbandoni

Animali in vetrina, emozioni che provocano abbandoni quando le scelte non sono ponderate, dipendendo solo da uno stato emotivo che spesso non corrisponde ai nostri desideri e alle nostre reali possibilità.

La causa di una cattiva idea che darà luogo a possibili maltrattamenti e alla voglia di disfarsi di un cucciolo poco dopo averlo preso? Gli animali in vetrina, emozioni che provocano abbandoni proprio a causa della mancanza di riflessione su temi che sono invece della massima importanza.

Legati al proprio tempo, alla conoscenza delle necessità di un animale, ai costi che sarà necessario sostenere per tenerlo in uno stato di benessere e ad altre informazioni indispensabili per fare una scelta ragionata nel decidere di avere un animale per compagno.

Le decisioni di impulso sono la causa degli abbandoni

Questo rappresenta il punto dolente della scelta di comprare o anche di adottare un animale perché in questo caso la provenienza da un negozio rappresenterebbe solo l’aggravante di una cattiva scelta, non sufficientemente pensata. Che potrebbe risolversi in un successivo abbandono oppure in una vita di privazioni per l’animale che si è deciso incautamente di far entrare nella propria esistenza.

Avere un animale non è un obbligo, anzi, dovrebbe invece essere una scelta fatta con grande attenzione, dopo aver analizzato l’impatto che questa comporterà nella nostra vita, per impedire che un nostro moto di egoismo si traduca in una condanna per l’essere vivente che è stato oggetto delle nostre attenzioni.

Una scelta attenta, una decisione responsabile non può passare attraverso la spinta emozionale che ogni persona empatica riceve vedendo un animale in un negozio: per questo sarebbe indispensabile vietare di esporre gli animali in vetrina e vietare ogni pubblicizzazione del commercio.

Considerando che non si può demandare ai commercianti di dissuadere gli acquirenti incauti, considerando anche i costi sociali derivanti dagli abbandoni degli animali e quelli patiti da questi ultimi in caso di condizioni di custodia non idonee. Appare evidente che la vendita degli animali, di qualsiasi specie, andrebbe regolamentata in modo restrittivo, trattandola con la dovuta attenzione, imponendo obblighi e regolamentazioni.

In Svizzera cani e gatti non possono essere liberamente venduti in negozio ed ecco che per questo motivo frotte di ticinesi oltrepassano la frontiera per venire in Italia, dove gli animali sono ancora venduti come si trattasse di peluche.

In molti paesi europei non si possono vendere cani e gatti in negozio

La stessa Slovacchia, uno dei paesi al centro del traffico dei cuccioli, ha stabilito il divieto, che sembra un paradosso, di vendere cani, gatti e conigli nei negozi di animali, che peraltro sono molto più puliti e rispettosi delle loro esigenze di quanto non avvenga in Italia.

Certo appare schizofrenico pensare che poi dallo stesso paese partano centinaia di trasporti al mese stipati di cuccioli in giovanissima età, verso i paesi della vecchia Europa.

L’Italia, paese con un alto tasso di randagi e di animali indesiderati appartenenti a tantissime specie, dai cani ai conigli, dai gatti ai rettili, dai pappagalli ai criceti dovrebbe dimostrare di avere attenzione verso questo argomento. Un problema che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutto il mondo occidentale essendo oramai acclarato che gli acquisti di impulso rappresentano la prima causa di abbandono e di maltrattamento non traumatico degli animali.

L’interesse della comunità prevale su quello dei commercianti di animali

Ci sono interessi collettivi che vanno oltre alle logiche del libero commercio e ci sono doveri di sensibilità verso gli animali che devono essere assolti, non foss’altro per non doversi far carico di costi generati da un’attività economica spesso esercitata in modo irresponsabile.

Omettendo di comunicare correttamente i bisogni etologici delle varie specie animali, semplificando al massimo la loro alimentazione, come avviene ad esempio per i pappagalli. Per impedire che un accudimento complesso diventi una motivazione per non acquistare questo o quell’animale.

Tutto deve sembrare apparentemente facile, economico, con necessità di dedicare poco tempo al nostro animale, divenuto incolpevole oggetto del desiderio, sapientemente stimolato dal negoziante.

La scelta di dividere la nostra vita con un altro essere vivente deve partire dalla consapevolezza che una volta presa la decisione questa dovrebbe essere per sempre e ci accompagnerà per tutta la vita dell’animale.S

Senza poterci sottrarre agli obblighi derivanti da un’adozione, in salute come in malattia. Senza naturalmente dimenticare che un compagno di vita si dovrebbe adottare e non acquistare, ma anche che le strutture rifugio sono sempre piene di animali in cerca di una casa.