Cuccioli in un canile lager

Il maltrattamento di animali è ancora troppo poco perseguito dalle forze dell’ordine.

Maltrattare gli animali in Italia è un reato, punito troppo leggermente, a rischio di archiviazione, senza possibilità di mandare in carcere i responsabili, ma sempre e comunque un reato; con tutti gli obblighi che ne discendono per la polizia giudiziaria nel doverlo contrastare, interrompere, denunciare. Lo dice la legge 189/2004 e i reati previsti, conseguentemente, dall’articolo 544 bis in avanti del Codice Penale.

Troppo spesso, purtroppo, di questa connotazione giuridica non se accorgono le forze dell’ordine, senza distinzione di corpo, rifiutando pervicacemente le denunce dei cittadini, liquidandoli con uno sbrigativo quanto illecito “con tutte le cose da fare che abbiamo, secondo lei, ci possiamo occupare di animali?”. Certo non è sempre così, per fortuna, perché  ci sono tante stazioni Carabinieri, commissariati di Polizia o comandi di Polizia Locale che prendono seriamente anche questo tipo di reati, si occupano di reprimerli e molte volte agiscono d’iniziativa per farlo, senza bisogno di ricevere denunce. Come esistono dipartimenti dei servizi veterinari delle ASL che rappresentano dei veri e propri fiori all’occhiello nell’italico panorama delle omissioni, condiscendenze, ma anche talvolta, come dimostrato dalla magistratura, in quello di colpevoli connivenze.

Per i cittadini che vogliono denunciare un crimine contro gli animali molte volte il percorso si presenta come una sorta di gioco del rimbalzo, dove le forze dello Stato li rimpallano verso la Polizia Locale e quest’ultima, che peraltro ha un preciso obbligo, rimbalza a sua volta il cittadino verso le associazioni. Denunciare diventa così una fatica improba, come affrontare Cerbero, il cane a tre teste, percependo chiaramente che del maltrattamento degli animali solo pochi comandi si vogliano davvero occupare. Sarà per questo che in Italia, uno dei paesi più retrivi in questo senso, il maltrattamento di animali non è stato ancora assimilato come un reato prodromico al compimento di crimini violenti ancora più efferati?

Adesso a questo dato, a un reato considerato da sempre “minore” si aggiungeranno i problemi creati dal decreto che prevede la possibilità di archiviazione per i reati a gravità attenuata, seppur puniti con una pena nel massimo fino a 5 anni, fatto che non li farebbe apparire come fatti così tenui, ma sappiamo che il legislatore è talvolta schizofrenico. Schizofrenia che ha colpito anche molte organizzazioni e persone che si sono occupate di questa nuova, quanto discutibile, scelta: dal 2 aprile, si è letto, sono stati depenalizzati i crimini contro gli animali e l’ambiente e molti altri  reati. Nulla è più falso, nessun reato è stato depenalizzato, ma bensì è stato previsto che in determinate condizioni, in primis una condotta priva di crudeltà ed a seguire un danno di lieve entità, sia possibile per il pubblico ministero richiedere l’archiviazione del reato se commesso da persona incensurata. Addentrarsi nel tecnico sarebbe complicato, ma questa norma, affetta da manifesta incoerenza giuridica, è ben diversa da una depenalizzazione e lo si capisce da un dato di fatto: archiviare o meno è una scelta del PM che richiede l’autorizzazione al GIP, ma per la polizia giudiziaria resta intangibile l’obbligo di interrompere il reato, sequestrare il corpo del reato e tutto quanto pertinente alla prova, mettere in sicurezza le vittime del reato. Il decreto infatti riguarda la punibilità del responsabile, non le attività di repressione che restano identiche a prima.

Certo nel mare magnum dell’italica confusione questo, unitamente alla sbandierata depenalizzazione sventolata da molti senza un motivo, renderà ancora più difficile riuscire a mettere in atto azioni efficaci contro i crimini commessi contro gli animali e l’ambiente. Dal maltrattamento di animali alla caccia, dall’uccisione di specie protette alla violazione della normativa CITES, dal traffico di rifiuti al loro sversamento in ambiente, da domani, anzi da oggi, l’effettivita e soprattutto l’incisività della repressione sarà molto più difficile. Questo aumenterà la difficoltà di far capire alle forze dell’ordine, in molti casi, che il maltrattamento di animali, in tutte le sue forme, è e resta un crimine, da perseguire, sempre senza indugi, rifiuti ed omissioni.