alligatori per fermare immigrazione

Barriere con serpenti e alligatori per fermare immigrazione alla frontiera con il Messico. Questo l’ultimo pensiero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che vorrebbe far realizzare fossati lungo tutta la frontiera, per scoraggiare l’immigrazione. Ne da notizia l’agenzia ANSA in un suo articolo pubblicato sul sito online.

Al di la delle farneticazioni alle quali ci ha abituato Trump, che ogni giorno alza il tono delle sue affermazioni, sarebbe opportuno spendere due parole sulle barriere fisiche che si vogliono mettere ai confini. Un’idea insensata per fermare le migrazioni umane, una scelta pericolosa nei confronti dell’ambiente.

Creando separazioni artificiali e così impattanti sul territorio si da origine infatti a grandi difficoltà anche allo spostamento degli animali terrestri. Che si trovano impediti nei loro movimenti, da un confine fisico innaturale, artificioso. Una situazione pericolosa per gli ecosistemi, basati su un’interdipendenza fra tutte le specie che li abitano. E gli animali, si sa, non conoscono i confini politici e, per loro fortuna, nemmeno i polveroni sollevati dagli uomini.

Le barriere creano grossi danni alla fauna, come già si è visto in Africa

L’Australia è il continente nel mondo che ha creato le barriere più lunghe, arrivando a separare l’Australia del Sud dal resto del paese, con una recinzione di 5.600 chilometri. Pensata per evitare sconfinamenti dei dingo, visti come pericolosi per gli allevamenti. Mentre un’altra barriera contro i conigli, lunga per oltre 3.300 chilometri è stata eretta nell’Australia Occidentale.

Barriere, come quella pensata da Trump che vuole usare gli alligatori per fermare immigrazione, risultano essere impenetrabili per la grande maggioranza dei mammiferi terrestri. Limitando non solo i movimenti locali ma anche le grandi migrazioni, come accade in Africa.

Botswana e Zimbabwe sono stati separati all’inizio di questo secolo con una barriera lunga 500 chilometri, ufficialmente per difendere gli animali d’allevamento del Botswana. Il paese africano temeva infatti il contagio dell’afta epizootica da parte degli animali dello stato vicino, da sempre instabile e molto più povero.

Nella realtà questa barriera, anche se è sempre stato negato, serviva anche a impedire la migrazione delle persone dallo Zimbabwe al Botswana. Ma in questo modo sono state interrotte grandi rotte migratorie degli erbivori selvatici, come si può leggere in questo articolo, dove potrete anche vedere la cartina delle barriere presenti nel mondo.

Solo l’idea dell’uso di alligatori per fermare immigrazione fa orrore

Continuare a utilizzare barriere e separazioni fisiche per dividere il pianta a nostro piacimento è un problema reale, del quale si parla molto poco, ma che ha creato già tantissimi problemi. Nonostante gli studi della comunità scientifica l’opinione pubblica è poco informata su questo argomento. Articoli però possono essere trovati su giornali online indipendenti, che hanno affrontato il problema come The Conversation.

Se gli umani riusciranno sempre, in un modo dell’altro, a superare le recinzioni fisiche, anche pagando un tributo in vite umane molto alto, per gli animali è diverso. Secondo gli studi l’impossibilità di attraversamento delle barriere fisiche per i mammiferi ha comportato ricadute anche su molte popolazioni di uccelli. Infatti questi ultimi, pur potendo volare sopra le recinzioni si sono ritrovati a dover vivere in ambienti profondamente modificati.