Allevatori altoatesini verso grandi predatori

Allevatori altoatesini verso grandi predatori, con grandi falò accesi sulle montagne dell’Alto Adige per chiedere la rimozione di orsi e lupi. Che tradotto significa volere l’abbattimento indiscriminato di tutti i grandi predatori, pericolosi secondo loro per animali e uomini.

Guardando il video di ANSA sui falò anti predatori ci si sente impotenti di fronte a tanti luoghi comuni e a tante strumentalizzazioni, ma anche di fronte a convinzioni medievali. Spesso il mondo agricolo e i cacciatori accusano i cittadini di essere favorevoli alla presenza dei predatori perché non conoscono nulla della natura.

Non rendendosi conto che con queste dichiarazioni sono proprio loro a dimostrare di non conoscere la natura e i ruoli ricoperti dai predatori nel mosaico dell’equilibrio naturale. Orsi e lupi non sono un capriccio degli ambientalisti, sono parte di un ecosistema e sono bioregolatori importanti.

Parlare di rimozione dei grandi predatori in quanto pericolosi per gli uomini e per gli animali degli alpeggi è una storia trita e ritrita. Che ha sempre visto gli uomini combattere i predatori con ogni mezzo: veleno, trappole, fucilate e con personaggi come i “lupari”, premiati ad ogni uccisione del carnivoro. Storie davvero d’altri tempi.

Fino al 1977 la fauna era solo selvaggina e comprendeva ancora gli “animali nocivi” , che erano poi quasi tutti i predatori. Lo prevedeva il Testo unico delle norme per la protezione della selvaggina e per l’esercizio della caccia del 1939. Rimasto in vigore sino al 1977.

Il Testo Unico sulla caccia del 1939

REGIO DECRETO 5 GIUGNO 1939, n.1016

Art. 4. – agli effetti della presente legge sono considerati nocivi:
A) fra i mammiferi: il lupo, la volpe, la faina, la puzzola, la lontra, il gatto selvatico;
B) fra gli uccelli: le aquile, i nibbi, l’astore, lo sparviero e il gufo reale.
Nelle bandite, nelle riserve e nelle zone di ripopolamento e cattura sono, altresì, considerati nocivi la martora, la donnola, i rapaci diurni e notturni, i corvi, le cornacchie, la taccola, la gazza, la ghiandaia e le averle. Sono parimenti considerati nocivi gli aironi e i marangoni dove si esercita l’industria della pesca.

È equiparato ai nocivi il gatto domestico vagante oltre 300 metri dallo abitato.
Il cinghiale e l’istrice sono considerati nocivi quando si introducano nei fondi coltivati o negli allevamenti e vi producano danni.
(…)


Art. 25. – L’uccisione e la cattura degli animali nocivi al pari della presa e della distruzione di uova, di nidi e di piccoli nati degli stessi sono permesse dove la caccia sia comunque aperta per una qualsiasi specie di selvaggina e possono essere compiute nelle ore notturne anche col fucile previa autorizzazione scritta dal comitato provinciale, che ne stabilisce le necessarie cautele. L’uccisione e la cattura, nonché la presa e la distruzione di cui sopra sono, altresì, permesse ai rispettivi concessionari e ai dipendenti agenti nelle bandite, nelle riserve e nelle zone di ripopolamento e cattura in ogni tempo e con qualsiasi mezzo, compresi i lacci, le tagliole e le trappole, con esclusione dell’arma da fuoco impostata con scatto procurato dalla preda.
In tempo di divieto la caccia col fucile a tali animali è esercitata dagli agenti di vigilanza di cui all’art. 68 della presente legge. Può, tuttavia, essere autorizzata dal prefetto, su proposta del comitato provinciale della caccia, a persone da questo nominativamente designate e con modalità da determinarsi.
La uccisione e la cattura degli animali nocivi può essere fatta con lacci, tagliole, trappole e bocconi avvelenati anche nei luoghi facilmente sorvegliabili.
(omessa la pena)
Non è punibile chi abbia ucciso animali rapaci o nocivi per difesa della propria o dell’altrui persona, ovvero di averi propri o di cui abbia la custodia.
Il ministro per l’agricoltura e per le foreste, sentito il comitato centrale, può limitare od anche sospendere in una o più località e per periodi di tempo determinati la caccia o la cattura di una o più specie di nocivi, nonché la presa dei piccoli e la distruzione dei nidi.

Vogliono tornare al concetto di animali nocivi

Sembra che il tempo sia trascorso invano, che le conoscenze naturalistiche acquisite si siano fermate al 1800, che nessun progresso culturale sia stato possibile. Tutto questo grazie alla paura, all’incultura che viene seminata nella collettività con una perseveranza senza fine. Per calcolo, per consenso elettorale, per fare disinformazione.

Leggendo il Testo Unico sulla caccia del 1939 vengono alla mente le disposizioni che il nostro ministro dell’Interno Salvini ha subito dato ai Prefetti, a poche ore di distanza dalla pubblicazione del Piano Lupo fatto dal Ministero dell’Ambiente guidato da Sergio Costa. Facendo credere agli italiani che i lupi siano una questione di pubblica sicurezza.

Il pericolo per gli uomini non esiste e non è reale, considerando che in Italia non si registrano episodi di aggressione dei lupi da oltre un secolo. Mentre per gli orsi dolomitici si parla di scaramucce, molte delle quali dubbie e provocate da comportamenti sbagliati delle persone.

Gli orsi abruzzesi, invece, convivono con la popolazione, che ha ben compreso il loro valore, anche in termini economici, grazie agli introiti dell’ecoturismo. Certo ci sono episodi di intolleranza e bracconaggio, ma l’ostilità della popolazione verso i predatori non è così diffusa come nel Nord del paese.

Chi alleva animali deve attrezzarsi, viene ripetuto fino allo sfinimento, con recinti elettrici, cani da guardiania e pastori presenti sul pascolo. Il valore dell’equilibrio naturale e la tutela dell’ambiente sono interessi collettivi che superano quelli di alcune categorie. Che devono smettere, con la complicità della politica, di versare benzina sul fuoco.