Allevare maiali macellando etica

Si continuano a allevare maiali macellando etica e coscienza, violando le normative sulla protezione degli animali nei macelli.

Anche quando questa sofferenza serve a produrre le cosiddette eccellenze italiane, come il prosciutto di Parma.

Questo è quanto emerge, ancora una volta, da un’inchiesta di Essere Animali.

Guardando il filmato realizzato dopo mesi di indagini emerge una routine nell’allevamento dei maiali che è fatta di sofferenza per le condizioni di stabulazione, peggiorata e aggravata dall’indifferenza delle persone che se ne occupano trattando gli animali come se fossero rottami ferrosi e non esseri senzienti. Questo va ben oltre alle convinzioni individuali, a ogni valutazione morale sul cibarsi di animali e sulla liceità di allevarli per questo, le immagini superano ogni barriera che separa onnivori da vegani. Mostrano una realtà che non si può tollerare.

Quando però le inchieste sono reiterate, numerose, diverse e tutte presentano un quadro indistinto di abusi continui, perpetrati senza nessun rispetto per gli animali, per le regole igieniche, per gli ignari consumatori (che ogni giorno sono meno ignari e dovrebbero far delle scelte) scattano altre domande perché appare evidente che non stiamo parlando di episodi ma stiamo parlando di un “sistema allevamento”. 

Questo modo di fare allevamento è diventato una sorta di norma, continuando a alzare l’asticella del profitto e della concorrenza, che impone metodi inaccettabili.

Bisogna smettere di pensare che quanto emerge da queste inchieste siano episodi, intollerabili, ma episodi perché la realtà appare diversa, specie quando coinvolge marchi che hanno, e dovrebbero far rispettare, un disciplinare che fra le altre cose deve imporre il rispetto delle normative e delle condizioni di minimo benessere per gli animali.

Condizioni che non sono rispettate da quando il consumo di carne ha iniziato a crescere, da quando la concorrenza europea impone di abbassare i prezzi sotto ogni soglia di ragionevolezza, vendendo ai consumatori prodotti che non possono avere qualità, contaminati da tossine prodotte dagli animali, da farmaci di varia natura e da antibiotici.

La questione degli allevamenti intensivi, nonostante quello che vogliono far credere all’opinione pubblica, non è cosa creata a arte dagli animalisti per danneggiare l’agricoltura italiana, le eccellenze italiane. Al contrario, è il prodotto di una cattiva gestione degli allevamenti, da controlli che non sono efficaci, né per numero né per qualità, dalla mancanza di una minima considerazione per i diritti degli animali, da quella colpevole indifferenze che infligge gravi sofferenze evitabili.

Un sistema appunto che, per alimentarsi e vivere, ha bisogno di carni a basso prezzo, con un costo alto di sofferenza, ma che sopravvive anche grazie al peggior cibo della nostra società: connivenza, corruzione, indifferenza verso il rispetto delle leggi, impunità in qualche modo garantita.

L’opinione pubblica deve guardare la questione animale con uno spirito diverso, senza cadere nella trappola del vedere solo gli estremismi o credere a come vengono spesso presentati quanti si occupano di diritti animali (consiglio che mi sento di dare anche a molte componenti del movimento animalista, che cadono nella trappola opposta, diventando poco credibili, integralisti, incapaci di convincere).

I consumatori sappiano cosa mangiano, cosa significa allevamento intensivo, ragionino sulle raccomandazioni dell’OMS sul consumo di carne e i suoi effetti negativi per la salute, smettano di credere a polli che razzolano felici o alle facce sorridenti dei maiali che troneggiano sui camion dei salumifici. Guardino piuttosto i trasporti di maiali in autostrada e si chiedano se vogliono essere complici di questi maltrattamenti. Facilmente evitabili.

Questo mondo è sempre più insensibile di fronte all’altrui sofferenza, non vuol vedere, non vuole forse sentirsi corresponsabile di fronte a tante brutture. Forse questi anni, con le guerre alle porte di casa, con il terrorismo dilagante, con tanti drammi che bussano all’uscio di casa ci ha portati a rinchiudere corpi e coscienze dentro un ideale Fort Alamo, forse non riflettendo abbastanza sul problema, sulle priorità.

Non possiamo chiudere il male fuori dalla porta, non ci riusciremo e se continueremo a comportarci così ci divorerà nonostante tutto. Bisogna combattere il male, l’indifferenza, gli egoismi e se non lo facciamo non ci sarà fortificazione a proteggere il nostro benessere e i nostri cari. Dobbiamo tornare a essere più umani: nelle civiltà contadine il maiale lo mangiavano, ma non gli avrebbero mai fatto fare una vita tanto miserabile, non avrebbero mai messo in atto crudeltà deliberate.

La rete dei controlli del Ministero della Salute si è dimostrata del tutto inadeguata per ottenere il rispetto delle regole: sarebbe tempo di aprire un’inchiesta seria per separare connivenze da inadempienze, mancati controlli da tolleranza, colpevoli omissioni da insufficienza di risorse. Continuare su questa strada costerà una sofferenza infinita agli animali, ma anche infiniti danni agli uomini e alla nostra società.

Nel frattempo per queste feste si può rinunciare senza troppa fatica a prosciutto e zampone: per il benessere dei maiali, per la salute dei consumatori.

Il video dell’inchiesta lo trovate sulla pagina di Essere Animali, con l’avviso che sicuramente non è per tutti.

 

AGGIORNAMENTO DEL 23/12/2016