Aiutiamo elefanti e migranti a casa loro

Aiutiamo elefanti e migranti a casa loro, in Africa, facciamo in modo che qualcuno se ne occupi, non l’occidente, non un buon dio ma qualcuno.

Uomini e animali in Africa sono accomunati dallo stesso destino: qualcuno gli sottrae la terra, avvelena i pozzi con la corruzione, intossica un continente di rifiuti.

Africa terra di bracconaggio, continente dove vivono sotto assedio animali importanti per la biodiversità come rinoceronti, scimmie antropomorfe, leopardi e loro, gli animali simbolo: gli elefanti.

Il bracconaggio in Africa non è come da noi: la gente comune non ammazza elefanti o rinoceronti per arricchirsi, ma quasi sempre lo fa per vivere. Lasciati alle merce di organizzazioni criminali che si sono specializzate sul traffico di natura, che si arricchiscono con illeciti commerci di animali protetti e loro parti. Non come da noi dove i bracconieri non lo fanno per fame e girano sui SUV.

Ma l’occidente, che invoca ora una maggior protezione dell’ambiente e della fauna africana, ha rapinato per secoli in assoluta autonomia il continente nero. I cinesi sono arrivati in tempi relativamente recenti e non possono essere ritenuti responsabili, non solo loro e non certo come se fossero i maggiori divoratori d’Africa. Lo diventeranno, ma noi, gli europei, lo siamo già stati.

Certo vorremmo vedere l’Africa protetta, vorremmo che ci lasciassero guardare gli elefanti e i gorilla, che si occupassero di difenderli e che restassero a casa, che in effetti c’è così tanto da fare. Basta migrazioni, l’Africa è il continente più ricco del pianeta, poggia su enormi ricchezze e infiniti giacimenti, con un ambiente unico, irreplicabile.

Ma come sempre c’è un però: i migranti di oggi sono il prodotto matematico, preciso, il frutto di un calcolo tanto semplice quanto complesso da far comprendere. Vengono a cercare fortuna nei paesi che si sono arricchiti derubando e spolpando i “loro” paesi, fino all’osso. Mettendo al potere e buttando giù dai troni sovrani e politici che erano funzionali alla voracità delle imprese europee.

Anche le persone che non sono dei cultori della storia del continente africano si ricorderanno nomi come Idi Amin, Bokassa, Gheddafi, giusto per evocare quelli più famosi, senza dimenticare i governanti attuali che hanno quasi sempre impedito a intere nazioni di potersi gestire, arrivando a rubare anche i fondi della cooperazione.

Nel frattempo noi importavamo dall’Africa petrolio, legname, oro, diamanti, platino e coltan (minerale senza il quale i nostri smartphone sarebbero inutilizzabili), avorio, animali, pellicce e in tempi passati schiavi. Ora sono rimaste le schiave del sesso, spesso giovanissime, che nessuno vuole vedere e di cui nessuno ama parlare.

Aiutiamo elefanti e migranti a casa loro è una bellissima dichiarazione di intenti e noi come la attuiamo? Continuando ad avere rapporti con i potenti di turno, mettendo la politica al primo posto insieme agli interessi economici del nostro paese. Sarà per questo che ora abbiamo rapporti con i peggiori dittatori, come avviene con l’Egitto di Al-Sisi, dove Giulio Regeni è stato massacrato.

In questi giorni la Guardia di Finanza ha smantellato un’organizzazione dedita al traffico di rifiuti tossici e nocivi che, dal porto di Salerno, erano dentro container diretti in Burkina Faso (leggi qui), uno de paesi pattumiera dell’Africa, di cui si sono occupate (poche) belle inchieste giornalistiche che non hanno, purtroppo, raggiunto alcun risultato.

Indagando sui traffici d’armi e di rifiuti sono morti giornalisti come Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, sulle cui morti aspettiamo ancora di conoscere la verità, quella vera, non una verità qualsiasi come quelle che hanno propinato gli egiziani sulla morte del povero Giulio.

Rifiuti tossici, la cosiddetta e-waste, quella miriade di milioni di tonnellate di rifiuti che dall’Europa, dall’America e fra poco probabilmente anche dall’Asia stanno ammazzando il continente africano, producendo però un torrente inarrestabile di denaro, montagne di soldi sporchi. Certo, aiutiamo elefanti e migranti a casa loro, ma per farlo sarà necessario che smettiamo di distruggere il loro ambiente e di uccidere persone, foreste e animali.

Leggete un articolo sulla guerra che il Burkina Faso sta iniziando a fare per cercare di salvarsi, anche se i danni non saranno facili da rimediare. Peraltro manca anche la certezza che questa guerra le major delle organizzazioni malavitose gliela faranno combattere, grazie anche all’appoggio di qualche governo occidentale (leggi qui) .

Aiutiamo gli elefanti e i migranti a casa loro è una frase che ha un sapore amaro, quello di sentirsi complici di tanti morti, della scomparsa di tanti ecosistemi, di non essere scesi in piazza a protestare per uno scempio che pagherà l’intero pianeta. Costruendo con sapiente maestria il senso di paura verso i migranti che consente di spazzare sotto il tappeto (nel loro salotto) la nostra spazzatura.

Basta digitare su qualsiasi motore di ricerca “Africa traffico rifiuti tossici” per vedere cosa vomita la rete sui nostri schermi. Notizie che hanno un odore davvero nauseabondo, fatto di corruzione e morte.