Agnelli sacrificati per Pasqua, come li vede la rete, come li vede il marketing e soprattutto come vengono visti dai motori di ricerca sulla base di quanto chiedono gli utenti? Agnelli 1 – Assocarni 0!

A voler buttare tutto sui numeri si potrebbe spiegare così l’uscita pubblica di Berlusconi che ha adottato cinque agnelli con il supporto di Maria Vittoria Brambilla. Ma regaliamo anche a un politico navigato come lui il beneficio del dubbio, sperando che questo gesto non sia frutto di un calcolo, considerando le elezioni alle porte.

Certo è riuscito a far infuriare Assocarni che parla di un grande contrasto fra la scelta vegana di Berlusconi e quello che poi pubblicizzano le sue reti, tanto da invitare gli inserzionisti a riflettere sulle loro preferenze in termini di investimenti pubblicitari. Certo in questo periodo Assocarni non è tranquilla vista la flessione dei consumi e gli scandali che riguardano allevamenti e macelli, che sono sempre più evidenti e si conquistano, purtroppo spesso, gli onori della cronaca.

Gli italiani iniziano a diventare attenti non solo alla loro salute, minata dai comportamenti poco etici messi in atto in certi allevamenti, ma anche al benessere degli animali cominciando a sovrapporre le foto degli agnelli, tenerissimi, con il vassoietto di polistirolo che contiene pezzi del loro essere cuccioli nei banchi dei supermarket.

Così scopriamo, usando un tool in grado di vedere quali sono le ricerche più gettonate mettendo come chiave di ricerca agnelli e Pasqua, che i motori come Google e Bing restituiscono come prima interrogazione fatta dagli utenti non mangiare agnelli a Pasqua. Seguita da strage di agnelli a Pasqua e da agnelli sacrificati a Pasqua. Questo non vuol significare che gli italiani si stiano convertendo tutti all’alimentazione vegana, ma probabilmente che molti di loro siano stanchi di essere corresponsabili dei maltrattamenti inferti agli animali.

L’agnello è il cucciolo più tenero nell’immaginifico popolare, ma è sempre stato visto dai più con un comportamento dissociato: intenerendosi di fronte al cucciolo per poi però acquistarlo, ridotto in costolette e cosciotti, nei banchi delle macellerie.

Oggi i consumatori, anche non necessariamente animalisti, hanno maggior consapevolezza di cosa comporti a Pasqua la mattanza degli agnelli e le sofferenze loro inflitte. Iniziano con un prematuro distacco dalla madre, per continuare durante estenuanti trasporti che terminano in macelli dove, per le esigenze di disporre di un elevato numero di animali, le regole che dovrebbero minimizzare i maltrattamenti non vengono spesso rispettate.

Forse per questo molti hanno cominciato a interrogarsi più su questa mattanza che non sull’importanza di una tradizione, che peraltro non serve alla religione ma soddisfa solo il palato.