Abbiamo un solo pianeta dove vivere nel 2017

Abbiamo un solo pianeta dove vivere nel 2017, ma probabilmente questo varrà anche per gli anni futuri: siamo consapevoli che, molto probabilmente, un’altra Terra non esiste nel sistema solare.

Nonostante questa consapevolezza ci dimentichiamo di quanto sia importante difenderla. Difendere la speranza, il futuro, la biodiversità non è una cosa da poco, non può essere un impegno di pochi.

Credo che esista una sola ricetta per cercare di modificare il polo d’attrazione intorno al quale, metaforicamente, gira il nostro pianeta: sostituire denaro e potere con impegno e rispetto, con consapevolezza e passione, con la visione del futuro per le prossime generazioni. Siamo consapevoli che la ricchezza mondiale è concentrata nelle mani di pochi e che questa ricchezza molte, troppe volte sia la forza che manipola, inquina, erode il suolo, distrugge l’ambiente e la speranza.

Le informazioni viaggiano veloci ai tempi della rete, talvolta troppo veloci tanto da essere spesso incontrollate. Questa velocità di informazione fa crollare l’alibi del “non ne ero informato“, dovrebbe costringerci tutti a avere un maggior impegno per tutelare ambiente, biodiversità, per non accettare più che i diritti degli esseri viventi contino meno, molto meno, del danaro che qualcuno guadagna sfruttandoli e privandoli della minima dignità.

In questo nuovo millennio ci stiamo abituando alle atrocità, che una volta arrivavano attutite, mute o talvolta non arrivavano proprio ma che quando irrompevano nella nostra vita lasciavano un segno profondo nell’opinione pubblica, che restava sgomenta ma non immobile, cercava di reagire mettendo in moto la cosiddetta società civile. Una volta la nostra società era più simile a un branco, a uno stormo, a un alveare. Aveva meno strumenti, ma maggiore passione, meno informazioni ma una voglia di contribuire al cambiamento.

Oggi sembriamo assopiti, inermi di fronte alle ingiustizie, alla sofferenza, alla tortura, sia che colpisca gli uomini che gli animali. Certo ci si indigna, si urla sui social, si insulta ma di fatto questo movimento è come se non producesse suono, se la voce della protesta fosse soltanto momentanea, istantanea e raramente desse luogo a un impegno sociale, fatto di consapevolezza e di continuità, di voglia di conoscere, di riconoscimento dei diritti collettivi, dei diritti di ogni individuo.

Sembra essere così fino a quando questo non tocca la nostra pelle, non intacca il nostro benessere, non lambisce la famiglia, gli affetti. Così ci si abitua ai bimbi morti in mare, ai bambini siriani dilaniati dalle bombe, alle popolazioni che non hanno di che vivere, alle guerre, all’inquinamento: tutto diventa un eco lontano, come per troppi è lontana la sofferenza animale, quasi non esistesse.

Forse la vera tragedia è che ci stiamo abituando alla sofferenza, a forza di vederla e di conviverci diventa una componente della nostra vita ma una delle componenti mute, non più capace di destare emozioni.

Credo invece che il nostro atteggiamento debba cambiare, si debba tornare a avere un impegno collettivo per contrastare quest’indifferenza: un mondo che non vuole vedere la sofferenza degli altri esseri viventi è un mondo che sta perdendo l’empatia, che si sta frammentando in piccoli nuclei, che sta perdendo il valore dell’essere società, dello stare insieme. Un mondo che sta ammazzando la cultura del rispetto.

La nostra vita è un passaggio infinitesimale sul pianeta e come arriviamo a posare il nostro piede sulla Terra, nudi, siamo costretti a lasciarla, senza ricchezze, potere, senza nulla. Nulla possiamo portare via ma qualcosa possiamo invece lasciare: un piccolo contributo di consapevolezza, l’insegnamento del rispetto, l’impegno profuso per i diritti e per l’ambiente, l’esempio positivo.

Questo è il mio augurio per il 2017, per l’anno che verrà, consapevole che abbiamo un solo pianeta dove vivere nel 2017 e per gli anni futuri. Consapevole di non voler accettare i morti delle economie di guerra, la sofferenza degli allevamenti intensivi, i bimbi morti in mare e la povertà che distrugge la vita degli uomini e divora l’ambiente.

Il mio augurio è che l’impegno di tanti diventi di tantissimi, si trasformi da scelta a dovere civico, diventi un precetto morale al quale non possiamo più sottrarci, rappresenti una nascita, una rinascita del senso collettivo, l’unico capace di salvarci dal disastro. Perché questo si realizzi bisogna contribuire a diffondere la cultura del sociale e dell’impegno, quella che insegna a vedere i problemi come perle di un’unica grandissima collana, come la catena alimentare, come la biodiversità.

Noi, la gente comune, siamo la maggioranza di questo pianeta e insieme potremmo fare grandi cose, se solo volessimo sentire l’armonia che sgorga dal rispetto e non ci facessimo tentare dalle sirene dell’egoismo.

A tutti quelli che si impegnano per fare qualcosa di utile per la società l’augurio di un buon 2017, agli altri l’augurio di capire l’importanza della condivisione, del rispetto dei diritti di uomini e animali, del pianeta.

Abbiamo un solo pianeta dove vivere nel 2017 e sicuramente sarà così ancora per tantissimo tempo. Poi davvero non so se ne esista un’altro così bello come la Terra.