Abbattimento volpi nel bresciano per agevolare la caccia

Abbattimento volpi nel bresciano per agevolare la caccia: potrebbe sembrare una delle solite commistioni fra politica e gestione della fauna, travestita da azione per tutelare l’ambiente, invece è peggio.

Questa volta l’abbattimento volpi nel bresciano per agevolare la caccia è fatto in un modo molto più spudorato, irritante e inaccettabile. Bisogna abbattere le volpi non perché mettano in pericolo chissà quale ecosistema ma soltanto perché predano la selvaggina destinata ai cacciatori.

La gestione della fauna in Lombardia non viene quindi attuata nell’interesse della comunità nazionale ma soltanto per tutelare i cacciatori che, pur essendo in costante diminuzione, rappresentano un serbatoio di voti importante. Tanto importante da avere la spudoratezza di scrivere a chiare lettere che gli abbattimenti avvengono esclusivamente per tutelare lepri e fagiani.

L’intero iter amministrativo che ha portato all’emissione del decreto 3276 del 23 marzo 2017, peraltro introvabile sulla rete e probabilmente inserito in qualche oscura directory, si basa infatti sulla necessità di tutelare la selvaggina cacciabile, consentendo di abbattere la volpe, nell’ambito territoriale Unico di Brescia, con ogni mezzo e sulla base di un censimento approssimativo.

Sotto il profilo regolamentare l’ATC Unico di Brescia, la Regione Lombardia e l’ISPRA hanno operato con meticolosa attenzione, per non rischiare di perdere le impugnative che saranno fatte al TAR. Sotto il profilo dell’opportunità appare invece chiaro come il provvedimento non si basi sulla necessità di preservare la biodiversità ma che rappresenti semplicemente un grande regalo, spalmato su una durata di ben 5 anni, fatto dalla politica ai cacciatori.

Secondo quanto disposto sarà quindi possibile cacciare la volpe nell’ATC Unico di Brescia di giorno e di notte, con carabine e con fucili a munizione spezzata, nelle tane con i cani e con l’utilizzo di trappole a scatto, metodi tutti ritenuti ecologici, anche e incredibilmente da ISPRA, in quanto garantiscono di operare solo sulla specie target: la volpe.

Ma perché le volpi sono così pericolose per la sopravvivenza di lepri e fagiani? Semplicissimo: perché i cacciatori e le amministrazioni lanciano animali ufficialmente “da riproduzione” che però, guarda caso, non si riproducono mai a sufficienza e così, a ogni stagione venatoria, si è costretti a ripetere costose immissioni sul territorio liberando un numero enorme di lepri e fagiani. Quasi tutte acquistate con soldi pubblici, le altre di cattura.

Nel corso di sei anni, dal 2010 al 2015, sono state liberate nell’ATC unico di Brescia complessivamente 14.481 lepri, come risulta dai dati forniti dall’ente gestore, senza che questo abbia evidentemente risolto il problema della penuria di lepri lamentata dai cacciatori.

Lo stesso discorso sembra valere, amplificato, per i fagiani considerando che sempre da quanto indicato nel piano predisposto dall’ATC in cui si chiede di poter dichiarare guerra alle volpi, peraltro già cacciabili durante la stagione venatoria ordinaria, nei sei anni presi in esame sono stati liberati sul territorio l’incredibile numero di 263.668 fagiani. Tutti destinati alle doppiette!

A questo punto appare evidente che l’arroganza e lo strapotere dei nostri amministratori ha qualcosa di diverso dal concetto di gestione della fauna, mentre è sempre più concreto che si tratti di un’operazione di gestione del consenso per fini elettorali. Con buona pace di ISPRA, della fauna selvatica che è costituisce patrimonio indisponibile dello Stato e di ogni buona regola di gestione.

Peraltro occorre ricordare che la volpe è un animale opportunista con una dieta molto variata, composta anche da frutti e bacche, senza disdegnare topi e animali morti. Non certo il nemico numero uno di lepri e fagiani.