abbandonare animali reato depotenziato

Abbandonare animali reato depotenziato per legge: grazie alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 28 aprile 2016, n. 57 dal titolo “Delega al Governo per la riforma organica della magistratura onoraria e altre disposizioni sui giudici di pace“. 

Sembra essere sfuggito a molti che all’articolo 2, comma 15 lettera h) di questa norma sia stato stabilito che passano sotto la competenza dei Giudici di Pace “i procedimenti per i reati, consumati o tentati, previsti dagli articoli 612, primo e secondo comma, salvo che sussistano altre circostanze aggravanti, 626 e 651 del codice penale, nonché per le contravvenzioni previste dagli articoli 727 e 727-bis del codice penale e per quelle previste dall’articolo 6 della legge 30 aprile 1962, n. 283.”

La notizia, passata davvero sotto tono, è stata ripresa dall’agenzia di stampa GeaPress che ha pubblicato un commento, anzi quasi un necrologio sulla modifica che riguarda l’articolo 727 del codice penale. In effetti se è pur vero che l’articolo 727 non è stato depenalizzato -ricordiamo riguarda sia l’abbandono che la detenzione in condizioni incompatibili con la natura dell’animale se produttive di gravi sofferenze-  è altrettanto vero che sia stato depotenziato, attenuato non nelle sanzioni ma nella considerazione e nel rito. I giudici di pace hanno competenze limitate solo ai reati meno considerati in campo penale e a cause per importi fino a 2.500 Euro in sede civile. La stessa sorte è toccata anche all’articolo 727 bis del codice penale che riguarda le azioni poste in essere in danno delle specie protette.

Quindi possiamo dire a buon titolo “abbandonare gli animali reato depotenziato” perché appare evidente che nell’ottica del nostro parlamento e del governo questa contravvenzione sia meritevole di essere giudicata da una giustizia minore, con riti diversi e semplificati. Un modo per far diventare questo reato una sorta di fantasma.

Nonostante quanto promesso infatti i maltrattamenti commessi a danno di animali hanno subito un grande salto all’indietro nella loro persecuzione: dapprima con le archiviazioni facili concesse per i reati a gravità attenuata, che colpiscono alcune fattispecie delle violazioni previste dagli articoli 544 bis e ter del codice penale, e ora con il passaggio della competenza del giudizio ai Giudici di Pace, per tutte le previsioni degli articoli 727 e 727 bis.

Nel tentativo di snellire il carico di lavoro dei Tribunali, che sono più mortificati da riti e pastoie che impediscono un veloce svolgimento delle attività che non dal numero dei procedimenti, si rischia di rendere la nostra giustizia sempre meno efficace, aumentando il grado di impunità di chi commette reati. Se a questo aggiungiamo che i crimini commessi a danno degli animali sono già fin troppo spesso ritenuti reati minori ci si può rendere conto, con facilità, di quanto sia solo sbandierata l’attenzione del nostro parlamento nei loro confronti.

Mentre negli Stati Uniti l’FBI inserisce i reati commessi a danno degli animali in un database, che viene utilizzato per il monitoraggio dei crimini violenti, nel nostro paese è passata una strisciante e silenziosa sottovalutazione del fenomeno. Il rischio è che pezzetto dopo pezzetto le norme a protezione degli animali restino soltanto delle dichiarazioni d’intenti con cui costruire i titoli dei giornali, svuotate dalle poche denunce, dalle troppe archiviazioni per gravità attenuata e ora da giudizi ancora meno incisivi di prima.

Norme che parlano di anni di carcere che nessuno farà e di pene che vengono quasi sempre sospese, altra vergogna italica. Nel frattempo i cittadini, sempre più attenti ai diritti degli animali vorrebbero vedere una realtà ben diversa anche in questo caso, oltre a volere un paese con pene certe e non con una prescrizione che è diventata il vero giudice di molti, troppi, processi.