Randagismo, lupi e gestione faunistica

Randagismo, lupi e gestione faunistica: tre cose che in Italia non sappiamo proprio governare a causa di troppi interessi, potentati economici e arroganza venatoria.

Leggendo le notizie sui giornali scopriamo che dopo l’emergenza migranti, il terrorismo, i diritti civili delle coppie non etero sessuali, al quarto posto dei pericoli che attanagliano il nostro paese ci sono la fauna selvatica, con in testa i predatori e il randagismo che non riesce a trovare argini. Il lupo cattivo che sembrava appartenere solo al mondo di Cappuccetto Rosso sembra che insieme all’orso stia mettendo in ginocchio i nostri allevatori, gli agricoltori, il turismo e chissà quante altre cose che non sono state ancora scoperte. In più, sempre secondo i giornali e i nostri luminari, spesso un po’ troppo contigui al mondo venatorio, stiamo assistendo a seri rischi di incrocio fra lupi e cani randagi che potrebbero dar vita a una nuova popolazione di meticci aggressivi, pura follia genetica. Per scongiurare tutti questi pericoli esiste un’unica parola magica che attraverso il concetto di “gestione faunistica” si declina sempre con un’unica azione con poteri taumaturgici: l’abbattimento sia pur selettivo, ma anche non selettivo e pur anche generalizzato.

 

Malattia questa non solo italica ma anche dei paesi vicini come Francia e Spagna, dove il potere venatorio è tale da riuscire a condizionare le decisioni apparentemente politiche e su base rigorosamente scientifica poste in essere dagli amministratori pubblici. Lo spettro dei lupi agita l’Europa continentale, mette in pericolo l’allevamento, racconta di sgozzamento di pecore e ovini nonostante i cacciatori richiedano a gran voce, e ottengano, di poter abbattere caprioli, cervi e cinghiali in quanto in soprannumero. Ma come, direte voi, abbiamo troppe specie che sono le prede naturali dei lupi e noi li vogliamo abbattere? Certo raccontano i politici e gli allevatori perché i lupi sono diventati pigri, come gli orsi del resto, e preferiscono predare le pecore. meno impegnative dei caprioli. Una vera beffa questi lupi, diventati anch’essi opulenti, pigri e incapaci di cacciare, trasformati da selettori naturali di ungulati vecchi e malati in predatori di ovini. Una grandissima bugia, scientificamente improbabile quanto stupidamente irragionevole, come molti altri luoghi comuni sui predatori.

I lupi sono fantastici cacciatori e lavorano in branco, come una piccola macchina da guerra governata da regole che rendono la squadra perfetta durante le attività di inseguimento, sfiancamento e abbattimento delle loro prede. Ma in Italia si calcola che venga abbattuto illecitamente almeno un lupo al giorno, per fatti naturali come gli investimenti oppure per attività legate al bracconaggio e questa continua carneficina destruttura i branchi, che a quel punto tendono a disperdersi, a non essere più in grado di mantenere la loro struttura che li ha resi predatori infallibili, costringendoli a rivolgersi verso prede più facili. Gli stessi scienziati, anche quelli più vicini al mondo della caccia, hanno recentemente sostenuto nel convegno del progetto LIFE Wolfalps che l’abbattimento dei lupi non ha altre utilità se non quelle di essere socialmente rassicurante, in quanto diminuirebbe nell’opinione pubblica la percezione del pericolo derivante dalla presenza dei predatori. Una giustificazione davvero assurda anche se in gran voga in questo periodo in Italia, dove le leggi si fanno o non si fanno per assecondare le percezioni dei cittadini.

 

In un paese come il nostro che ha dimostrato con costante pervicacia di non essere in grado di combattere nemmeno il randagismo, per il quale non servono studi di dinamiche di popolazione, degli equilibri faunistici e sulla portanza ambientale, ma soltanto poche azioni mirate ed intelligenti oltre al rispetto di leggi e normative europee, si vorrebbe far credere di poter gestire la fauna. Se la gestione degli ecosistemi è di per se un fatto estremamente complesso e quasi mai gestito da mano umana con successo, la certezza della sconfitta in Italia è data dalle troppe convenienze politiche, dalle clientele mai sopite verso il mondo venatorio e quello agricolo. Così si pagano danni non causati da lupi e orsi agli allevatori, alimentando da un parte le truffe e dall’altra le psicosi, si da credito a personaggi singolari che dichiarano di essere stati aggrediti dagli orsi, contro ogni prova evidente consacrata in atti giudiziari, per giustificare uccisioni di orsi fatte per sopire la “percezione” del pericolo dei cittadini. Nel contempo però le stesse amministrazioni incassano dall’Europa i fondi LIFE per lupo e orso, chiudono gli occhi sui ripopolamenti fatti in passato con i cinghiali, usando ceppi slavi per giunta, autorizzandone poi gli abbattimenti insieme a quelli di cervi e caprioli, dando vita a un grande luna-park fatto per compiacere cacciatori e armieri, non certo per tutelare la fauna e la biodiversità.

Gli animali che si trovano ai vertici della catena alimentare sono una ricchezza per la biodiversità: solo la malafede e certa convenienza può farli vedere come antagonisti dell’uomo invece che come importanti strumenti per il mantenimento dell’equilibrio ambientale.